Caravaggio, che piacere rivederti!

sulle regole: parte prima

Sulle regole appunto. Su qualunque tipo di regola, in qualunque ambiente o sistema e nella fattispecie sui regolati piuttosto che sui regolanti. Difficilmente i miei scambi con Uno a Caso si procrastinano oltre un certo tempo, estendibile oltre un aperitivo e un paio di cambi di idea. Si renderà dunque necessario sezionare la questione in almeno un paio di articoli, almeno per adesso.

Sui regolati dunque, ovvero su coloro per i quali le regole sono costituite e non sui regolanti, ovvero quelli che le promulgano (ammesso che ci sia una reale differenza). Senza pretese filosofiche è abbastanza chiaro a me, quanto ad Uno a Caso, che si addice ad entrambi noi molto di più il ruolo di regolati. Noi subiamo le regole. Nel senso più ampio del termine, anche quando decidiamo di seguire, infrangere o addirittura ignorare una regola, siamo comunque consapevoli (più o meno favorevolmente) che il nostro ruolo sociale sottende regole pensate da qualcunaltro. In tale senso il mio interlocutore mi fa capire che esiste un certo spazio di manovra molto ampio, percepito o presunto da parte di tutti noi regolati. In questo senso ci sentiamo tutti Caravaggio!

Molto diffuso è infatti ritenere che sia la perizia quanto l’abilità in un certo campo, che determina quanto quella data regola possa essere interpretata (o addirittura violata). Più difficile è stabilire quanta perizia e abilità servano per poter a diritto contravvenire alle regole, tanto che quasi tutti finiscano per sentirsi sufficientemente periti&abili per aggirarle. Ma in tutto questo dov’è che Uno a Caso mi rimanda a Caravaggio? Cerco di spiegarmi.

Fino agli inizi del 1600 era una regola scritta e praticata in tutta la storia della pittura, soprattutto se di carattere sacro, che non si potessero dipingere i protagonisti con i piedi rivolti verso lo spettatore, che fosse poi paragonabile ad una bestemmia dipingerli (i piedi) sporchi!

Poi però arriva Caravaggio. E piedi sporchi come se piovessero! Addirittura donne di facili costumi che fanno da modello per la Sacra Vergine! Però è Caravaggio, chiaro il concetto?

La rottura delle regole è essenziale per un passaggio (non necessariamente progresso). Ma se il regolato che rompe, non si chiama Caravaggio il risultato rischia di essere infimo o addirittura grottesco. Per esempio Icaro ignorando le regole del più perito&abile Dedalo (suo padre) finisce per schiantarsi inesorabilmente al suolo (in mare per essere precisi).

Ne vuole derivare da tutto ciò, che è pur possibile infrangere anche le regole più statuarie di sempre, a patto che ci si possa paragonare almeno in parte a Caravaggio (possibile?). Rimane ahimè però il rischio di confondersi, presi dall’ebbrezza di astenersi alle regole come dall’ebbrezza del volare più in alto, di schiantarsi: alla maniera di Icaro appunto.

5 pensieri riguardo “Caravaggio, che piacere rivederti!

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